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La via delle cimette

Le cime rocciose che su molte carte e su diverse guide vengono indicate col toponimo di “Torri di Casanova” si chiamano in realtà “Cimette di Santa Colomba”. O meglio, così le chiamano a Isola del Gran Sasso, nel cui territorio comunale cadono questi arditi pinnacoli.
Appena sotto alle cimette in questione, sul versante teramano del massiccio corre un sentiero sospeso. In realtà non si tratta di un vero sentiero ma di una cengia, più adatta ad essere percorsa dai numerosi camosci che popolano la zona che non dagli escursionisti che grazie ad essa possono concatenare in un unico giro i selvaggi valloni di Fossaceca e Malepasso.
La bellezza dell’itinerario è quantomeno pari alla sua difficoltà. Terreno scosceso ed esposto, lunghi tratti privi di segni, notevole dislivello e ambiente selvaggio, sono ingredienti tali da rendere questo itinerario fra i più difficili della valle e dell’intero massiccio del Gran Sasso.

Partenza e arrivo: strada per l’acquedotto del Ruzzo (844 m.)
Dislivello: 1.550 m. circa
Tempo di salita: 4 ore
Tempo di discesa: 2 ore e mezza
Difficoltà: EE+
Mappa: clicca qui

Da Isola del Gran Sasso si seguono le indicazioni per Pretara da dove si prosegue dritti lasciando sulla destra la strada che sale a San Pietro. Si passa accanto alla grotta dove viveva alla fine del 1.800 l’ultimo eremita della valle e si sale verso la montagna su una strada asfaltata fra bosco e belle radure. Superata una prima deviazione a destra con indicazioni “Piane del Fiume” si perviene poco dopo ad un’altra deviazione. Qui si svolta a destra imboccando un’ulteriore strada sempre asfaltata che conduce alle prese dell’acquedotto del Ruzzo. Invece di percorrerla tutta, dopo qualche centinaio di metri si nota sulla sinistra un’evidente carrareccia che sale nel bosco. Un piccolo spiazzo permette di posteggiare l’auto senza intracciare i mezzi di servizio che transitano sulla stradina.
Indossati gli scarponi ci si incammina sulla carrareccia in salita che si inoltra nel bosco. Il fondo è pietroso ma permette di camminare bene su pendenze inizialmente non troppo accentuate. Per godere al meglio di questa bellissima faggeta consiglio di percorrere questo itinerario nella stagione autunnale, quando le foglie cominciano ad assumere colori ambrati preannunciando l’imminente arrivo dell’inverno.
La carrareccia con ampi zig-zag nel bosco. Un primo tornante a destra è seguito dopo un po’ da un altro a sinistra, in prossimità di quest’ultimo confluisce da destra il sentiero dei 4 vadi. L’ampia carrareccia salendo sui fianchi della montagna forma una grande “M” coricata, ben visibile da valle in inverno quando gli alberi del bosco perdono le loro foglie. Per questo motivo fra gli escursionisti della zona questo tratto è spesso conosciuto come “la emme”.
Al tornante successivo (verso destra) si lascia la traccia del sentiero dei quattro vadi che si inoltra nel bosco per continuare a salire lungo la carrareccia che si fa man mano più ripida fino a uscire dal bosco.
Si supera un intaglio e poco dopo si arriva nei pressi della Fonte del Peschio. Qui la carrareccia termina e comincia un esile sentierino sospeso a mezzacosta sui ripidi prati che incombono sui salti del vallone di Fossaceca.
Sul versante opposto si nota il selvaggio versante orientale del Cimone di Santa Colomba caratterizzato da diverse fasce di roccia a strati. Il sentiero si destreggia fra rigagnoli d’acqua e cascatelle e può risultare spesso ingombro d’acqua. Con un minimo di cautela, prestando attenzione a non scivolare nell’acqua che a volte ricopre il sentiero, si sale fino a raggiungere il terrazzo naturale del Colle di Malanotte, ottimo punto panoramico sulla parte alta della Fosaceca. Giù in fondo si stagliano le rocciose pareti del Monte Infornace e delle Cimette di Santa Colomba. Il luogo è maestosamente selvaggio.
Si risale tutto il vallone finché arrivati sotto alle pareti sommitali il sentiero non comincia a volgere verso sinistra. A questo punto ci si comincia a dirigere verso l’evidente cengia della via delle cimette. Per farlo conviene arrivare appena sotto all’intaglio della Forchetta di Santa Colomba e scendere a sinistra su un ampia pietraia che permette di arrivare all’inizio della cengia che si percorre tutta per via inizialmente molto intuitiva. Arrivati in cima allo sperone che si affaccia verso il vicino vallone del Malepasso conviene scendere un pochino cercando di individuare la via più comoda per guadagnare la cresta sommitale sulla quale si esce obliquando verso sinistra nei pressi del Vado del Piaverano.
Dal vado un comodo sentiero di cresta conduce in breve tempo verso destra alla vicina vetta del Monte Brancastello.
In discesa, tornati al vado, conviene scendere per l’erboso ed ampio vallone del Malepasso. Il sentiero si tiene a lungo sul versante sinistro della valle per poi portarsi a destra poco prima di entrare nel bosco.
Una volta fra gli alberi il tracciato diventa molto evidente ed in breve si raggiunge la chiesetta di Santa Colomba, da dove non rimane che seguire l’evidente sentiero segnato che porta alle Piane del Fiume. Al termine della parte più ripida della discesa, ad un bivio si va a destra su un sentiero che porta sulla strada sterrata che sale alle Piane. Si supera il ponte in cemento che scavalca il torrente Ruzzo e subito dopo si prende a destra un ripido sentiero che sale nel bosco e che in breve tempo permette di arrivare alla strada dell’acquedotto. Una volta raggiunta non resta che scendere lungo quest’ultima verso sinistra fino alla macchina.

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24 giugno 2008 - Posted by | Difficoltà EE, Dislivello oltre 1.500 metri, Itinerari

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